Gli Apoidei dei Pirati
Il sole stava tramontando e le lucciole erano stanche del loro continuo luccicare lento e spento. C’erano solo nuvole grigie che attraversavano il cielo tinto di un rosso stanco. Il giorno stava morendo e tutto si avvolgeva del manto felpato della morte. C’era anche una lunga strada che si perdeva nel deserto arido del mondo e lungo questa strada stava camminando. Si sentiva accarezzato dal vento, apocalittico sapore che soffiava da quelle lande desolate. Il sole era già quasi sparito quando cominciò a piovere. Non pioveva da migliaia di anni in quella zona, e l’acqua cominciava finalmente a raggiungere il terreno, non evaporando qualche metro sopra la superficie ardente. Da tutte le parti cominciò a sentire degli schiocchi strani, e non capì che cos’era, poi lo vide su una roccia di fronte a se. Bagnata dall’acqua si aprirono mille crepe nella roccia, e ogni crepa con il suo schioccare spettrale sembrava rilasciare mille tensioni bruciate dal sole nella pietra. Tutta la landa desolata si ricopriva di migliaia di schiocchi che sembravano amalgamarsi in una sinfonia della liberazione. Crepe sulle pietre e crepe nella terra che era diventata un blocco di cemento, si aprirono e sbuffarono nuvole cariche di tensione fuori da loro, e tutto il deserto si fluidificò e diventò un mare di roccia e sabbia liquida dove dentro lui cominciò a nuotare, non si bagnò, ma neanche sentiva sabbia penetrare nelle pieghe del suo corpo. Nuotava ed all’orizzonte, lontano lontano vide apparire una nave sovraccarica di pirati, lui si lasciava trasportare da queste correnti che non lo portavano in nessun luogo, ma provavano il piacere stesso nel trasportare, per venire da nessun luogo ed non andare da nessuna parte…E 'l naufragar m'è dolce in questo mare. Tutto questo mare di rocce e sabbia liquida gli sembrava di trasformarsi in un gigantesco utero, e sentiva il piacere di essere cullato, il piacere di stare semplicemente lì, nel paradiso, nella pace infinita, nel luogo dove c’è sempre cambiamento ma nulla cambia, nel godere di questo piacere, per sempre in questa dimensione. Forse era questo che aveva da sempre cercato nel volto delle donne che vedeva passare. Le aveva odiate, perché aveva sentito da qualche parte che era stata una di loro a cacciarlo dal paradiso. Da sempre come un naufrago disperato aveva cercato il paradiso nel totale abbandono, aveva sempre ripudiato tutte le richieste di diventare eroe, che affronta la vita, che si tuffa con forza inaudita nel mondo perché osa guardare in faccia alla morte. Sempre aveva solo cercato il dolce essere cullato dalle onde del mare, e ogni attività era diventata nemica, perché quando l’attività era entrata nella sua vita questo aveva significato la cacciata dal paradiso, ed ogni sua azione nel mondo della foresta parlante era sempre stato ciò, come ritornare nel paradiso dell’utero. Così si era sbarrato ogni possibilità di evolversi, di seguire la spirale centrifuga nel suo meraviglioso annaspare ad espansione, avanti, e crescita. Voleva sempre ritornare bambino, feto e rimanere nel dolce oceano che lo culla. Ora però capì che era arrivato il momento di lasciare questo istinto, che era un istinto di morte e non di vita. La vita era colei che si dilettava del conoscere il nuovo, dello sperimentare infinito, nuove combinazioni, nuova forma e nuovi piaceri. Questo è ciò che è l’istinto alla vita, il desiderio infinito che spinse dio a creare il mondo, e questo emerge quando, l’essere si stacca nel simbolico dalla madre e non tende più verso l’annullamento sotto il suo grembo ma all’espansione alla sperimentazione di sempre nuove forme, a godere del piacere della vita, del non più essere spaventati dalle correnti, dalle energie d’infinita potenza, di animalesca brutalità che scorrazzano per il mondo e che si possono conoscere e penetrare ed esser penetrati da esse, un piccola spugna dentro una più grande spugna che è attraversata da una gigantesca farfalla che si perde nel nulla che genera tutto.
Vide quindi avvicinarsi il vascello dei pirati, ciò che qualche minuto prima avrebbe ancora ripudiato ora accoglieva come grande opportunità e chiamandoli si fece sollevare sulla nave. Era l’inizio di una grande apertura, della grande avventura che significava la vita.
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mi piace l'inizio onirico...anche se cade un po' troppo in zona incubo e depressione...di certo è molto rassicurante la svolta finale che porta praticamente il protagonista a svegliarsi (che in effetti è un bell'happy ending).
AntwortenLöschenps:non ho tanto compreso cosa c'entrano le api coi pirati...e se i pirati svegliano il protagonista...mah..sarà l'ora tarda!!
il titolo apposta non ha nessun significato o solo poco collegamento con il testo. credo che viviamo in un epoca in cui tutto è sovraspiegato, troppa sapienza in giro che toglie il fascino e il valore del non capire, del mistero...
AntwortenLöschensono contento che abbia suscitato questa sensazione (dell'incubo e depressione) dato che era proprio da un esperienza interiore con questa qualità che ho scritto questo testo...